Simone Campedelli spiega il percordo de Il Nido dell'Aquila


Aggiornata al : 30/08/2010 , ore 19:28:59       Bookmark and Share

Simone Campedelli, puledro di razza della Rubicone Corse, non ha nessuna intenzione di mancare all'appuntamento con "Il Nido dell'Aquila", la gara di velocità in salita su terra che torna a disputarsi grazie alla volontà e all'impegno della scuderia di famiglia. A Nocera Umbra, dunque, nel week-end del 10-12 settembre sarà della partita anche Simone, con una Mitsubishi Lancer della Tecno Junior.
A soli 24 anni, il romagnolo che sta inseguendo il Tricolore Junior 2010 con la Renault New Clio R3, è già un esperto, con diverse partecipazioni a rally iridati a bordo della Mitsubishi Lancer e con all'attivo la vittoria nel Trofeo Rally Terra 2007 e nel Gruppo N del Campionato Italiano Rally 2009.
Simone ha già potuto provare i quasi nove chilometri di sterrato che dall'abitato di Colle Croce portano ai 1500 metri d'altezza del Monte Pennino, traendo sensazioni di prima mano.
Là dove... osano le aquile, dunque, ci sarà anche lui.
«Il tracciato del Nido dell' Aquila è entusiasmante - esordisce Campedelli Junior - . E' il primo aggettivo che mi viene in mente per "battezzare" il percorso di gara. La sede stradale è larga, veloce. E il fondo risulta liscio e compatto. Permette di esprimersi al meglio nella guida e di sfruttare la potenza, anche quella delle vetture più performanti. Il primo tratto è da guida "flat-out", cioè con il pedale del gas a fondo, fino al primo grande tornante a sinistra. Dal quel punto in poi si alternano tratti molto veloci, con curve lunghe in appoggio, e numerosi altri tornanti. C'è quindi un un toboga di curve e contro curve che passano fra una folta vegetazione e poi, all'improvviso, il percorso si "apre" in uno scenario che sembra una cosa d' altro mondo.. Si perdono tutti i riferimenti, si rimane soli sulla strada con la vettura che intanto corre veloce, pancia a terra... Durante i lunghi rettilinei, tra una curva e l' altra, si può scrutare solo la linea di orizzonte che divide la strada dal cielo... Una sensazione fantastica che termina dopo 8500 metri dalla linea dello start».

Ufficio stampa
Daniela Malusa






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